Formazione integrata in Life Science: l’Academy cofondata da Maria Luisa Nolli

La scienza corre e, finalmente, rende possibili obiettivi di salute che nel recente passato erano considerati utopistici. Ma perché il risultato della ricerca sia traslato al letto del paziente è necessario l’impegno di professionisti in grado di entrare e muoversi nei sofisticati meandri dell’innovazione.

Il CEO Maria Luisa Nolli racconta delle sue recenti iniziative nel campo della formazione nel Life Science in questa sua conversazione con Monica Torriani, Sr Communication Advisor di NCNbio.

Professoressa Nolli, sappiamo che il percorso di sviluppo delle terapie avanzate è lungo e tortuoso: quali ritiene essere gli aspetti attualmente più sfidanti e perché?

Ad oggi i farmaci per Terapie Avanzate sono le soluzioni terapeutiche più innovative: non dimentichiamo infatti che in questa categoria sono ricompresi prodotti in grado di guarire o comunque trattare malattie rare e neglette che non avrebbero altra possibilità di cura. In quest’ottica, rappresentano un cambio di paradigma nella medicina presente e futura. Abbiamo già a disposizione terapie personalizzate e dedicate al singolo paziente, costituite da cellule modificate geneticamente che, proprio intervenendo sul genoma, non curano solo i sintomi ma la malattia stessa. La sfida che pone questa nuova categoria di farmaci si sviluppa su più fronti: dalla sostenibilità economica, criterio che ancora limita l’accesso di questi farmaci ad un numero più ampio di pazienti, alla rimborsabilità da parte dei sistemi sanitari nazionali, fino alla ricerca e sviluppo di terapie geniche e cellulari volte alla cura non solo di patologie rare ma di un numero sempre maggiore di malattie, come i tumori solidi e le cronicità.   

Com’è noto, in campo scientifico la formazione fa sempre la differenza, ma se parliamo di terapie innovative la competenza è imprescindibile: perché?

La velocità con cui l’innovazione produce i suoi risultati impone continui aggiornamenti. Questo concetto è ancor più valido nel caso di settori in cui l’evoluzione è particolarmente frenetica. 

Da sempre quando ci si trova di fronte ad innovazioni radicali come quella dei farmaci per Terapie Avanzate, per potersi occupare a tutti i livelli del loro sviluppo è assolutamente necessario comprenderli appieno e avere una formazione profonda e completa a tutto tondo.

Insieme a Paola Lanati, CEO di Indicon, lei ha fondato INNBio Academy, un progetto di formazione che propone iniziative nel settore life science: quali sono le caratteristiche distintive della vostra Academy?

I cambiamenti che stiamo vivendo hanno modificato anche il mondo del lavoro: ne sono scaturiti nuove figure professionali e nuovi ruoli aziendali troppo recenti per godere di una copertura in termini di formazione accademica.

Proprio con le premesse sopra accennate, abbiamo coniugato le nostre esperienze complementari, che vanno dalla scienza al business, e fondato una Academy di alta formazione nel Life Science. Un ente che produce iniziative destinate ai professionisti del settore e con un occhio particolare ai giovani che stanno facendo il loro ingresso o sono appena entrati nel mondo del lavoro.

Gli scenari della farmaceutica sono oggi fortemente proiettati nella dimensione del biotech, ma per le biotecnologie potrebbe essere importante fare tesoro dell’esperienza accumulata nel passato con le small molecule: cosa ne pensa?

Oggi occorre avvicinarsi al mondo dei farmaci innovativi considerando in ottica integrata tutte le tipologie di farmaci, da quelli di sintesi chimica alle macromolecole biologiche (come gli anticorpi monoclonali) alle terapie geniche e cellulari, ponendo l’accento non tanto sulle differenze reciproche quanto piuttosto sugli aspetti in cui esse sono complementari.

Cito un esempio. Oggi l’approccio ad alcune forme di leucemia prevede la somministrazione di una combinazione di farmaci, che include il farmaco tradizionale citotossico, il farmaco biologico (che può essere un anticorpo monoclonale) e il prodotto innovativo (una terapia avanzata). In questo modo è possibile curare, qualche volta anche guarire, malattie per le quali la chemioterapia classica non sarebbe risolutiva.